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What music makes us feel: le dimensioni emozionali dell’esperienza musicale

L’ascolto della musica è un’esperienza complessa che riguarda aspetti sensoriali ed emozionali.


Una melodia è in grado di ingenerare sentimenti, evocare ricordi, ispirare progetti, motivare al movimento oppure al contrario di riuscire a distendere i nervi, a farci rilassare. La musica accompagna lacrime e sorrisi: per confermare questo assioma, basti pensare alle più riuscite colonne sonore cinematografiche dove le note non si limitano a fare da “sfondo” alla trama ma la sostengono, la esaltano, fanno parte a pieno della narrazione emotiva della storia.


Secondo Alan CowenLa musica è un linguaggio universale, ma non prestiamo abbastanza attenzione a ciò che sta dicendo e al modo in cui viene compresa”.


Si tratta di un’esperienza comune e al tempo stesso soggettiva e incredibilmente intima. Come la musica possa evocare una gamma così ampia di emozioni sfumate è ancora un mistero e proprio allo scopo di ampliare le nostre conoscenze in questa direzione, Alan Cowen ha svolto un’interessante ricerca insieme ad un gruppo di ricercatori dell’Università di Berkeley (California), che è sfociata in una pubblicazione scientifica nel gennaio di quest’anno.

Durante questa ricerca sono state analizzate le esperienze soggettive evocate dall’ascolto di generi musicali differenti in un campione di più di 2500 soggetti appartenenti a diverse culture (Usa e Cina). Attraverso l’analisi statistica dei dati raccolti, i ricercatori sono riusciti a mappare tredici dimensioni emozionali in grado di organizzare l’esperienza soggettiva evocata dall’ascolto della musica: “amusing” (divertimento), “annoying” (fastidio), “anxious/tense” (ansia/tensione), “beautiful“ (bellezza), “calm/relaxing/serene” (calma, relax), “dreamy” (sogno, onirico), “energizing/pump-up” (energia), “erotic/desirous” (erotismo), “indignant/defiant” (sfida), “joyful/cheerful” (gioia), “sad/depressing” (tristezza), “scary/fearful” (paura) e “triumphant/heroic” (trionfo).


Come dice lo stesso Cowen: “Immaginate di organizzare una libreria musicale estremamente eclettica per emozioni e di individuare la combinazione di sentimenti associati a ciascuna traccia”.


Gli Autori hanno condiviso in rete una mappa interattiva che vi invitiamo “a provare” cliccando qui: navigando sulla mappa, è possibile divertirsi ascoltando la musica raggruppata secondo i risultati della ricerca e provando a scoprire se la propria esperienza è assimilabile ai risultati della ricerca.

Così, è stato evidenziato come Le Quattro stagioni di Vivaldi fornisca la carica, Somewhere over the Rainbow ingeneri emozioni piacevoli e di gioia, Rock the Casbah dei Clash moltiplichi le energie e Let’s Stay Together di Al Green crei u’atmosfera sensuale; l’heavy metal, invece, sembra essere in grado di evocare sprezzo, sfida e dissenso, e la colonna sonora di una scena del film Psycho suscita paura e tensione.


Un altro aspetto interessante rilevato dai ricercatori riguarda le differenze culturali.


I partecipanti alla ricerca, infatti, sono cittadini cinesi e statunitensi: tale scelta di campionatura viene spesso utilizzata nelle ricerche psicologiche crossculturali, proprio perché spesso si rilevano differenze significative nei risultati dovuti alle diversità nella cultura di appartenenza.
I primi, collettivisti, mettono il bene comune al centro dei loro ragionamenti, mentre i secondi, individualisti, pensano ponendo la crescita individuale come obiettivo e motivazione principe. In questo studio i ricercatori hanno rilevato la percezione in entrambe le culture di emozioni simili, evocate dall’ascolto, ad esempio, della colonna sonora del film Lo squalo, ma vengono riportate interpretazioni diverse della stessa emozione. Gli autori, infatti, affermano che persone di diverse culture possono essere d’accorso sul fatto che una canzone trasmetta rabbia, ma possono attribuire allo stesso sentimento valenza diversa, ovvero percepirlo positivo o negativo.

Le conclusioni di questo studio, la mappatura emozionale e le tredici dimensioni individuate potrebbero in futuro servire come ausilio durante percorsi di psicoterapia o trovare applicazione nei servizi e app dedicati all’ascolto musicale, per creare e regolare algoritmi in grado di adattarsi al meglio ai gusti ed all’umore di chi ne fa utilizzo.



Bibliografia

Cowen, A. S., Fang, X., Sauter, D., & Keltner, D. (2020). What music makes us feel: At least 13 dimensions organize subjective experiences associated with music across different cultures. Proceedings of the National Academy of Sciences117(4), 1924-1934.




di Nicoletta De Stefano