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Self Help per Music Workers ai tempi del COVID

Da quando è iniziata la quarantena, noi di Restart abbiamo cercato di proporre contenuti utili ai professionisti del settore musicale; abbiamo parlato di lasciar crescere, in questo tempo di interruzione, i germogli delle proprie rivoluzioni, rispetto a tutto ciò si è sedimentato in noi, nelle nostre case. Paura, frustrazione, piani sconvolti, precarietà lavorativa, accordi saltati: sappiamo quanto l’industria musicale stia risentendo duramente di questa sospensione.


L’obiettivo e il focus del topic di oggi è quello di prepararci gradualmente ad un ritorno nel mondo, nel rispetto di noi stessi. 

Sarà capitato a molti di sentirsi storditi quel primo giorno “fuori” per ritornare a passeggiare all’aperto, o anche solo per comprare il solito shampoo. Una parte della nostra struttura freme per ritornare attiva e produttiva, un’altra teme di ritrovarsi nella vita che abbiamo lasciato poco più di due mesi fa.

Per quanto possiamo dire a noi stessi che non siamo cambiati, qualcosa è accaduto e la nostra psiche ha subito uno shock dovuto al tempo dilatato, alla distanza sociale, ma soprattutto abbiamo dovuto mettere in pausa i progetti a breve e lungo termine che definivano il nostro presente e nulla è divenuto scontato, uno stipendio a fine mese, la posizione appena raggiunta, quella collaborazione interessante.

Ebbene, ci siamo rimodulati in base ad un’urgenza comunitaria, abbiamo resistito per tenere insieme i nostri pezzi e ora ci vengono chiesti degli sforzi analoghi per premere il tasto play, riprendere ciò che avevamo sospeso, o per alcuni ricominciare da capo.  L’industria dello spettacolo si è unita per gridare “ci siamo anche noi” ed in un momento simile è necessario poter essere gentili con la nostra mente ed i nostri corpi in modo che tutto collabori insieme per creare un nuovo adattamento creativo.

Ecco allora alcuni suggerimenti utili da parte di Restart per focalizzare le emozioni, praticare self compassion e rinvigorirci della nostra energia.


Alléati con le tue emozioni.

Il tempo trascorso in casa ha costretto tutti, nessuno escluso, ad una piena immersione nei propri automatismi di pensiero; le nostre paure ed il corollario dei punti fragili hanno lasciato lo sfondo e si sono guadagnate un posto in prima fila di fronte ai nostri occhi. Tante le reazioni possibili, fastidio, rabbia, panico, dolore.

Una via che si apre all’interno delle correnti cognitive di terza generazione, è quella della Self Compassion, ossia un protocollo specifico per aiutare le persone a sviluppare e ad abituare i propri circuiti di regolazione emozionale ad una gentilezza sincera e ad una comprensione profonda nei confronti della parte di noi che sta vivendo un’emozione difficile.


Riconosci lo stato affettivo che si sta manifestando.

Puoi rivolgerti una domanda come: “Cosa è presente adesso?” Resta con ciò che c’è, sapendo che già ponendoti in questa posizione, ti estrarrai dall’onda d’urto emotiva, creando uno spazio di comunicazione tra te e lei. Immagino che sia difficile provare ciò che stai sentendo e forse anche una parte di te pensa lo stesso. Allora entra dentro di lei, sii la parte che comprende quanto sia complicato per te, quanto nonostante tutto tu sia ancora qui e ci stia provando. Anche solo un piccolo contatto con una voce interna compassionevole potrà allenarti al contenimento delle emozioni che ti spaventano di più, e sentirai che esse non sono altro che nuvole mobili, una bussola per mantenerti in contatto con te, con ciò che non vuoi sentire, con tutto il vecchio che fai fatica a mollare.


Abbraccia gli opposti dentro te.

Come il desiderio di tornare nel mondo e la paura tremenda di ricominciare. Riconoscili entrambi, entra in tutte e due le posizioni, puoi collocarti in una, più che in un’altra? In ogni caso, afferma a te stesso la loro presenza e accoglile fiero/a al tuo interno.


Sfrutta una grande verità del Focusing: “we are bigger than what we feel”, ricorda che sei più grande delle enormi sfumature della tua anima, dei cambiamenti umorali, dei triggers, degli schemi emotivi che si ripropongono.

Ricorda che sei più sconfinato di quello che abita dentro te. Puoi iniziare dal primo suggerimento, sganciarti dall’emozione difficile, porti con curiosità affettiva verso di lei sapendo che esiste per una ragione più che giusta e se vorrai potrai approfondire in un tuo percorso terapeutico, ma ti basta sapere che la psiche è intelligente, crea strutture per sopperire alle mancanti, aggiusta, smonta e difende per poter sopravvivere.  Quando tali meccanismi non ci sono più utili e anzi ostacolano il nostro sviluppo, è arrivato il momento di prenderci cura di queste parti: vuol dire che siamo pronti a stare con loro e che lo siamo anche per avanzare, diventando protagonisti delle nostre vite.


Motìvati con la tua stessa scia.


Crea nella mente un corto dei tuoi traguardi professionali raggiunti, i momenti più significativi che ti hanno permesso di sentirti te stessa/o nel tuo lavoro all’ interno di questo meraviglioso seppur difficile mondo artistico; riporta alla mente gli istanti in cui hai provato soddisfazione, ti sei sentito nutrito da ciò che facevi e riconosciuto in questo. Ora, per quanto tutto sia cambiato, per quanto la tua agenda sia leggera, ricorda che sei stato tu a crearti il tuo posto nel mondo e una pandemia può ostacolarti, portarti allo stremo, ma non potrà mai toglierti chi sei, il tuo potenziale e la capacità innata di accogliere nuove sfide. Memorizza tutte le immagini di autoefficacia che hai dentro, oppure quei discorsi interni in cui ti sei detto/a che stava girando bene, che piano piano stavi costruendo qualcosa che ti corrispondesse. Riparti da quella speciale consapevolezza che non è iscritta nei pensieri ma nelle sensazioni, riparti dagli attimi in cui ti è piaciuto essere te.


Séntiti parte della tua comunità.

Durante i nostri personali isolamenti è stato confortante sapere che tutti, nessuno escluso, stessero affrontando il medesimo fenomeno senza alcuna distinzione. Per la prima volta, abbiamo potuto dire che non siamo stati gli unici e ci siamo sostenuti nelle paure condivise, nel vuoto emotivo e nel dover restare in quel vuoto, nella voglia di un ritorno alla normalità. Tu fai parte di una delle comunità più sensibili e spesso sottovalutate, quella dei music workers: molti di voi non calcano solo i grandi palchi, bensì lavorano perché quei palchi siano spettacoli degni di essere ricordati, per tutelare gli artisti, per scoprire nuove sorgenti, alcuni per essere quelle nuove sorgenti. Ebbene, sentitevi parte di qualcosa di più grande in questo caso, un gruppo che sta affrontando un momento difficilissimo e che nonostante il fardello della perdita economica degli ultimi mesi, sarà pronto a ripartire.

Detto ciò, non sappiamo come sarà premere il tasto PLAY, se ci sentiremo più o meno pronti. Sappiamo, però, che nasciamo dotati di risorse di cui non siamo consapevoli e che in qualche modo ce la caveremo anche questa volta. Non ponetevi di fronte uno scenario possibile che alimenti circoli viziosi catastrofici, siate saldi nel presente e ricordate che per legge naturale, quello che termina o si interrompe racchiude in sé stesso ciò che è destinato a fluire ancora, forse ancor meglio di ciò che è stato prima.



di Arianna Papale