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Quadrophenia – Il concept album sui disturbi di personalità

Quadrophenia

I Am the Sea, The Real Me, Helpless Dancer, The Dirty Jobs sono solo alcune delle tracce che compongono una delle opere rock più importanti della storia della musica: Quadrophenia dei Who.

Quadrophenia, pubblicato nel 1973, è un concept album, scritto interamente da Pete Townshend: chitarrista della band e musicista illuminato, anche lui è entrato dritto dritto nelle classifiche degli artisti più complessi e problematici del secolo scorso, tanto da meritarsi la citazione di Heylin nel suo libro All the Madmen di cui abbiamo parlato nel precedente Restartopic (per leggerlo, clicca qui).

Un concept album, per definizione, racconta una storia e le canzoni sono quindi collegate indissolubilmente tra loro e disposte in un ordine ben preciso, che non è possibile cambiare se non si vuole perdere il senso dell’opera. Per capirci, funziona come un romanzo a capitoli: non puoi saltare il secondo e andare direttamente al terzo, ti perderesti un pezzo fondamentale.

La storia in questione narra di Jimmy Cooper, un ragazzo appartenente alla subcultura anni ’60 dei Mod, e della sua lotta per districarsi in una società mediocre e illusoria, dalla quale viene inevitabilmente deluso, così come dallo stesso movimento dei Mod, che non gli fornisce le risposte agognate.

E il titolo cosa vuol dire?


Beh, qui arriva il bello, perché Quadrophenia ha parecchi significati.
Innanzitutto, indica l’utilizzo nell’opera della quadrifonia, ovvero quella tecnica di riproduzione/registrazione del suono che prevede quattro flussi sonori destinati ad essere riprodotti ognuno da un diverso diffusore acustico. Inoltre, “Quadrophenia” è una vecchia terminologia medica che indica la schizofrenia, patologia da cui pare essere affetto il nostro Jimmy, il quale, guarda caso, presenta proprio quattro diverse personalità.

ATTENZIONE: fino a qualche decennio fa, si credeva che la schizofrenia e il disturbo della personalità multipla (oggi chiamato disturbo dissociativo dell’identità) fossero sovrapponibili, mentre oggi sappiamo avere caratteristiche diverse e, pertanto, li collochiamo in differenti categorie diagnostiche. 

Ancora una volta, musica e disturbi mentali sono, in qualche modo, collegati.

Questa volta, però, abbiamo a che fare con una patologia molto complessa e ancora per certi versi oscura: il disturbo dissociativo dell’identità. ll DSM-5 (il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dell’American Psychiatric Association) lo definisce come “la presenza di due o più stati di personalità separati”. Questo tipo di scissione sembra generarsi a seguito di un attaccamento disfunzionale del bambino alla figura genitoriale e/o a seguito di un grave trauma che una mente infantile non ha i mezzi per elaborare e finisce per creare personalità alternative e immaginarie che non conoscono il problema.

Alcuni pazienti affetti da questa patologia possono arrivare ad avere oltre venti personalità diverse e, da alcune ricerche nel campo, sembrerebbe che ogni personalità abbia un tracciato EEG diverso, oltre che un comportamento, un genere sessuale, un’età e delle preferenze tra loro completamente differenti.

Nel caso di Quadrophenia, in realtà, le quattro personalità non sono altro che quelle dei quattro componenti della band e, nel corso dell’album, si ripropongono quattro linee melodiche principali, una per ogni personalità di ciascun membro.

La prima sembra appartenere a Daltrey, rude e oscuro; la seconda invece è più romantica e descrive la personalità di Entwistle. La terza è quella più folle, psichedelica: ovviamente quella di Keith Moon. E infine quella di Townshend, presentata in Love Reign O’er Me cantata da Daltrey, che sa di buono e innocente.

In Quadrophenia c’è la solitudine, la passione, la depressione, l’onestà. C’è Townshend che si barcamena tra la vita e la morte, tra l’arte e la malattia, tra le mille sfaccettature e personalità della sua stessa esistenza. E forse Jimmy non è altro che una di quelle.

Un’opera funambola, che abbraccia le nostre due tematiche preferite – la musica e la psicologia – e che ci dà la possibilità non solo di compenetrare l’anima e il pensiero di questo artista, ma, letteralmente, di riuscire a sentirlo.                                                                                                                                                                                                           



di Michela Galluccio