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Post-tour Blues – La malinconia da live performance

post tour blues

Stiamo attraversando un periodo di difficoltà a livello nazionale in cui, per motivi di sicurezza e di sanità pubblica, tutti i concerti sono stati annullati. La situazione è senza precedenti e manca, come non mai, la possibilità di esibirsi.

Salire sul palco, stare sotto ai riflettori, assaporare quel momento, sentire l’energia della folla e quella degli altri membri della band, gli applausi, il piacere di condividere la propria musica col pubblico e, nel migliore degli scenari, scattare foto coi fan e firmare autografi: tutto ciò che rende l’esperienza della live performance unica e sensazionale.

Vi siete preparati per settimane a quell’evento e finalmente sta accadendo.

Nei giorni precedenti vi sentite carichi, pieni d’energia, avete molte aspettative, siete motivati, avete lavorato molto, avete provato e riprovato. Certo, prepararsi per un concerto comporta anche aspetti negativi: vi sentite nervosi, stanchi, stressati e magari un po’ in ansia. “Andrà tutto bene? Quanto pubblico ci sarà? Piacerà lo show?”, ma poi arriva il momento: si sale sul palco e il turbinio di emozioni è incredibile.

Ma cosa succede realmente nel nostro cervello?

 

Durante la performance, il cervello rilascia diversi ormoni e neurotrasmettitori, ovvero sostanze chimiche che trasmettono informazioni all’interno del nostro sistema nervoso. In particolare quelle maggiormente implicate sono: endorfine, serotonina, dopamina ed adrenalina.

Le endorfine, ad esempio, vengono rilasciate nel nostro corpo quando ci troviamo in una situazione di stress e contribuiscono a regolare il dolore, la pressione sanguigna, la temperatura corporea e la respirazione, mantenendo l’omeostasi del nostro corpo anche in situazioni stressanti come, ad esempio, una live performance, e riducendo lo stress percepito durante l’esibizione.

La serotonina, invece, è un ormone e neurotrasmettitore molto importante del sistema nervoso centrale: aumenta l’attenzione, è coinvolta nel riconoscimento e nell’elaborazione emotiva delle espressioni facciali degli altri, ha effetti sull’umore ed influenza il nostro sistema respiratorio.

La dopamina, insieme alla serotonina, è un neurotrasmettitore implicato nel meccanismo di percezione delle ricompense, ovvero, il sistema associato al piacere, al senso di soddisfazione, di benessere e anche di euforia (più o meno intensa). Inoltre, la dopamina agisce sul controllo motorio anche per quanto riguarda le espressioni facciali – molto importanti durante una performance – ed è coinvolta in processi cognitivi come il problem-solving e la capacità di prendere decisioni. Entrambi questi aspetti sono fondamentali per affrontare eventuali difficoltà che potrebbero insorgere durante un concerto.

Infine, ladrenalina, conosciuta anche come epinefrina, è un ormone e neurotrasmettitore che aumenta la frequenza cardiaca e quella respiratoria e produce una deviazione del sangue verso i muscoli, provocando un incremento di energia nel corpo.

E a livello sociale?

 

Una delle esperienze più profonde e gratificanti dell’essere in tournée è il cameratismo che viene spesso condiviso tra tutte le band e lo staff. Si guida per centinaia di chilometri in un furgone angusto, si mangia cibo spazzatura ogni giorno e si suona ogni sera in una città diversa. Tutto questo crea un legame inespresso che unisce spiritualmente i compagni di viaggio e le amicizie sembrano svilupparsi ancora più rapidamente e più intensamente che nella “vita reale”.

Tutti questi aspetti fisiologici e socio-psicologici contribuiscono a rendere l’esperienza del live davvero entusiasmante, tanto che, finito un concerto, si è subito impazienti di salire nuovamente sul palco per provare le medesime emozioni. Tale mix di sensazioni positive, però, non dura in eterno e presto si torna a vivere la routine quotidiana, in attesa del prossimo evento: è proprio in questo periodo di attesa che ci si sente irrequieti, demotivati, sconfortati e preda di frequenti sbalzi d’umore.

Alcuni artisti descrivono queste sensazioni negative col termine “post-tour depression” o post-tour blues, facendo riferimento alla situazione in cui per un po’ di tempo ci si è abituati a stare fuori casa, vedere posti nuovi, conoscere gente nuova, essere di fronte ad un pubblico e costantemente circondati da persone finché non si torna a casa e ci si ritrova immersi nella routine, di nuovo. Tutto appare banale e ci si sente soli, senza un obiettivo, con aspettative insoddisfatte e le orecchie che fischiano.

Cosa possiamo fare?

 

Il trucco sta nell’imparare ad apprezzare entrambe le situazioni di vita: il palco e la quotidianità di casa.

È importante tenere a mente che sentirsi tristi è del tutto naturale!


La tristezza infatti è quell’emozione che ci segnala una perdita e ci fa sentire stanchi, abbattuti e senza energie, spingendoci al ritiro, come se ci dicesse
“ora prenditi del tempo per te e recupera le energie”.

↬  Un primo consiglio è quello di essere consapevoli di sé stessi e riconoscere i propri stati d’animo.

↬  Mantenere i contatti con i membri della band è un buon modo per condividere e confrontarsi riguardo il proprio sentire, ma anche per sentirsi meno soli, pianificare altre date e porsi dei nuovi obiettivi: pensate a come rinnovare lo show e restate attivi sui social!

↬  Un altro consiglio è quello di concentrarsi sul presente, chiedersi: Cosa posso fare ora, in questo momento per me?”; “Cosa mi farebbe stare bene?”. Occorre pianificare la giornata, cercando di evitare troppi momenti vuoti e di inattività.

Prendetevi cura di voi stessi, dedicatevi a tutte quelle attività che vi fanno star bene e che magari per mancanza di tempo avevate trascurato…oppure potreste sperimentarne delle nuove!

Sfruttate il tempo a disposizione per fare attività fisica, ascoltare musica, cercare nuovi spunti creativi, leggere un libro, articoli, riviste musicali, guardare film; se ne avete la possibilità provate a registrare qualcosa, ed esercitatevi: il tempo a disposizione è prezioso per migliorare la performance.


Ma soprattutto, concedetevi del tempo per riposare e “guarire” dopo il tour, ritrovando voi stessi.



di Giulia Masetti