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L’heavy metal come non l’avete mai sentito

Heavy metal, metallo pesante: già il nome sembra indicare qualcosa di difficile da buttar giù, da digerire, da modellare, qualcosa che ci si trascina dietro ed è difficile lasciarsi alle spalle. 

L’heavy metal è un genere musicale evolutosi dal rock e il termine, derivato da un verso della canzone Born to be wild degli Steppenwolf, è andato poi a descrivere tutte quelle canzoni caratterizzate da ritmi incalzanti, linee di basso aggressive e batteria con almeno una doppia cassa.

Sviluppatosi da precursori come Black Sabbath e Led Zeppelin, si è evoluto fino a mischiarsi con altri generi musicali, come fatto dai Korn o dai System of a Down – questi ultimi in grado di introdurre suoni derivati dalla loro cultura armena.

Si tratta di un genere che non ha mai avuto una gran fama, venendo continuamente associato a emozioni e sensazioni negative.

I ritmi e i testi aggressivi e spesso urlati hanno fatto guadagnare alle persone che ascoltano questo genere la fama di delinquenti, satanisti o quantomeno persone decisamente tristi e depresse, e i media non ci sono certo venuti in aiuto: nel corso degli anni abbiamo ascoltato notizie di ragazzi che commettevano qualsiasi tipo di delitto e che sicuramente dovevano essere dei disgraziati perché preferivano il metal a Britney Spears. Penso ai fatti della Colombine School negli Stati Uniti, dove due ragazzi hanno massacrato i loro compagni di scuola e i telegiornali davano la colpa più a Marilyn Manson che non ai ragazzi stessi. 

Io ho scoperto il metal da piccola, a nove anni. Con la complicità di MTV, ho imparato a conoscere Metallica, Korn, Marilyn Manson e tanti altri e, francamente, non penso mi abbia fatto male, anzi credo mi abbia dato la possibilità di uscire dal mio guscio e sfogare le inevitabili rabbie adolescenziali. Nonostante abbia sempre ascoltato metal, sono mediamente una brava persona, non rubo, non mi drogo, bevo il giusto eccetera. Assurdo, no?

Mi chiedo allora: davvero il metal porta a comportarsi male, a compiere azioni al limite del legale?

La risposta è NO, e per fortuna molti ricercatori in psicologia si sono sforzati di abbattere questo insensato stereotipo.

Ma facciamo un passo indietro.

La musica è un ottimo veicolo per le emozioni: tutti abbiamo provato la pelle d’oca ascoltando l’assolo di Whole Lotta Love, ci siamo intristiti con una canzone che parla di una storia d’amore finita e ci siamo galvanizzati con We are the Champions

Come mai?

Non è semplice spiegarlo, mentre ascoltiamo musica nel nostro cervello si attivano diverse aree – quelle delle emozioni, del linguaggio, dei ricordi e altre ancora -, ma in sostanza possiamo dire che sono alcune strutture della musica che riescono a influenzare la trasmissione delle emozioni.

Pensiamo ad esempio al tempo: una canzone lenta ci può rilassare, mentre una veloce può far aumentare l’arousal, ovvero l’eccitazione; o ancora al tono: di solito identifichiamo una canzone in tono minore con emozioni tendenzialmente negative e una in tono maggiore con emozioni positive. E in effetti spesso pensiamo che una canzone di Meghan Trainor sia più positiva di una canzone dei The Cure, a prescindere dai gusti personali che poi ci guideranno ad ascoltare una piuttosto che l’altra. 

La musica evoca emozioni nell’ascoltatore e, contemporaneamente, elicita emozioni che lo stesso ha associato a una certa canzone; ad esempio, se ascoltiamo dopo anni un brano della nostra adolescenza esso rievocherà in noi i ricordi a cui è indistricabilmente legato, a prescindere che si tratti di un brano triste o allegro.

Per quanto riguarda l’heavy metal, le emozioni che questa musica è in grado di suscitare sono sicuramente molte e variegate, ma spesso riguardano la sfera di emozioni negative: rabbia, tristezza e ansia sono le prime che ci vengono in mente. 

Quindi, cosa succede nella mente dei metallari?

Pare che le persone che abitualmente ascoltano metal diventino meno sensibili alla violenza dei testi, ma utilizzino la musica come una sorta di strategia di coping contro le proprie emozioni negative: l’heavy metal contrasta rabbia, tristezza e pensieri depressivi di chi lo ascolta, sortendo un effetto tranquillizzante. I fan del genere, insomma, tendono ad ascoltarlo per liberarsi delle sensazioni negative che percepiscono: affermano infatti di provare una liberazione emotiva dopo l’ascolto, che porta a una sensazione di sollievo.

Altri studi affermano ancora che ascoltare metal anche in età adulta porta ad avere una vita più stabile e felice, essendo un modo salutare ed efficace per gestire le emozioni negative. Tra l’altro, è dimostrato che chi ascolta generi musicali con strutture complicate come l’heavy metal (ma anche il jazz, ad esempio) è portato all’apertura verso nuove esperienze. 

Insomma, gli studi dimostrano come l’heavy metal di per sé non sia un portatore sano di disturbi psicologici o comportamentali.

Se da un lato le ricerche hanno rilevato un alto tasso di persone che fanno uso di sostanze o commettono atti violenti e illegali tra gli ascoltatori di questo genere, dall’altro lato è dimostrato come ciò non abbia nulla a che vedere con l’ascolto di una determinata tipologia di musica, quanto piuttosto con problemi comportamentali e psichiatrici preesistenti.

L’heavy metal è in grado, forse più di tutti gli altri generi musicali, di coinvolgere e far appassionare persone che non si identificano strettamente con le aspettative della società e che hanno vissuto problematiche di vario tipo: se vi è un legame tra queste ultime e il genere musicale in oggetto, è da ricercarsi più nella capacità catartica di testi che affrontano temi – problemi familiari, tossicodipendenza, violenza – nei quali i singoli individui riescono a riconoscersi per la propria storia pregressa. 

Le tematiche affrontate nei brani heavy metal sono svariate, e non stupirà che ce ne siano parecchi che affrontano temi psicologici. Ve ne lascio qui alcuni:

✝ Papa Roach – Help

✝ Iron Maiden -Fear of the dark

✝ Korn – The darkness is revealing

✝ Metallica – Welcome home (sanitarium)

✝ Disturbed – A reason to fight

 

Bibliografia: 

  • Swami, V., Malpass, F., Havard, D., Benford, K., Costescu, A., Sofitiki, A., & Taylor, D. (2013).

  • Metalheads: The influence of personality and individual differences on preference for heavy metal. Psychology of Aesthetics, Creativity, and the Arts, 7(4), 377.

  • Shafron, G. R., & Karno, M. P. (2013). Heavy metal music and emotional dysphoria among listeners. Psychology of Popular Media Culture, 2(2), 74.

 



di Martina Occhipinti