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Behind The Take: gli aspetti psicologici in studio di registrazione

in studio di registrazione

In studio di registrazione, gli aspetti psicologici costituiscono dei fattori chiave per il successo, in quanto giocano un ruolo fondamentale nel determinare un’ottima performance.

Fare musica, difatti, rappresenta un atto altamente emotivo e trascurare tali aspetti in fase di registrazione potrebbe portare a un esito negativo.

Il fine ultimo è quello di creare qualcosa di unico e speciale, un’emozione, un’energia collettiva; proprio per questo motivo è essenziale considerare la psicologia di tutti coloro che prendono parte alla produzione: è un lavoro di squadra tra chi produce, chi registra e gli artisti.

Quincy Jones – storico produttore di Frank Sinatra e Michael Jackson – afferma: “Ho sempre cercato di creare l’ambiente giusto affinché l’artista si sentisse abbastanza a suo agio nel dare la sua migliore performance”.

Vi sono alcuni accorgimenti essenziali che chi lavora in uno studio di registrazione dovrebbe seguire per aiutare l’artista ad esprimere a pieno il proprio potenziale e per raggiungere il miglior risultato possibile.

Quali sono?

 

  In primis lo studio stesso, che dovrebbe essere sicuro e accogliente; un ambiente caldo, rilassante e ben curato è il primo passo per far sentire a proprio agio il cliente. Ad esempio, un fattore determinante è l’illuminazione: si consigliano luci che possano aumentare o diminuire l’intensità luminosa e magari cambiare anche di colorazione (questo contribuisce a creare un’atmosfera creativa).

  Per quanto riguarda le pareti, la tendenza principale è quella di prediligere colori non accesi, con tonalità che vanno dal beige al bianco e dall’azzurro al blu. Colori più invasivi per la vista sono, invece, spesso proposti nei pannelli fonoassorbenti.

  Un altro aspetto da non trascurare riguarda l’istituirsi di un buon dialogo: ciò è importante durante tutta la fase di registrazione, anche prima della data stabilita per la sessione vera e propria. È utile conoscere il più possibile l’artista col quale si andrà a lavorare e il genere di musica che intende proporre; questo consentirà di sapere anticipatamente di cosa avrà bisogno, in modo tale da preparare lo studio e l’attrezzatura necessaria alla sessione in maniera adeguata.

Altrettanto importante è l’utilizzo di una comunicazione efficace, ossia una comunicazione assertiva per instaurare un clima sereno ed evitare incomprensioni.

Il termine “assertività” deriva dal latino “asserere”, ossia asserire, ed indica la capacità di esprimere le proprie opinioni ed idee in modo chiaro ed esaustivo, senza aggredire, offendere o prevaricare l’altro. Ciò è particolarmente importante quando si vuole dare un feedback e/o esprimere una critica. Ad esempio, prima di evidenziare eventuali punti deboli o errori nell’esecuzione, può essere utile fornire un rinforzo positivo su uno o più aspetti ben eseguiti circa l’interpretazione o la take precedentemente registrata.

  Ultimo, ma non ultimo, è indispensabile che vi sia chiarezza tra le parti. Questo risulta particolarmente utile per quanto concerne le aspettative sul prodotto, i costi e la tempistica sia delle singole sessioni sia dell’eventuale lavoro successivo di mixaggio e master.

Gli accorgimenti proposti riguardo la preparazione di uno studio di registrazione sono fondamentali, anche perché l’esperienza del recording può rappresentare una fonte di stress e ansia, soprattutto per i musicisti.

Quando si tratta di registrare, infatti, non è insolito per gli artisti sentirsi sotto pressione e sperimentare più o meno alti livelli di ansia. Il termine Red Light Fever, coniato da alcuni di essi, si riferisce proprio alla sensazione di ansia e nervosismo intensi ogni qualvolta si registra una traccia in studio e, quindi, ogni volta che si accende la fantomatica lucina rossa.

Ciò si verifica per diversi motivi, tra cui l’investimento personale, ossia il significato soggettivo che l’artista attribuisce al pezzo e che si accompagna a molteplici emozioni che desidera trasmettere nella performance in studio. È infatti questo l’ambiente in cui l’arte prende forma e viene immortalata per raggiungere, una volta che il prodotto è finito, il maggior numero possibile di ascoltatori. L’interpretazione deve, dunque, essere perfetta: ciò comporta avere l’aspettativa di fare delle take impeccabili, seppur in tempi spesso ristretti che, insieme al pensiero del costo del lavoro, contribuiscono ad alimentare la pressione psicologica.

Un’altra fonte d’ansia è la paura, il timore di sbagliare e l’insicurezza che possono determinare pensieri negativi come “Non mi sento all’altezza”, “Non dovrei essere qua”, “Non posso farlo” e “Non sono abbastanza bravo”. L’ambiente dello studio può, infatti, apparire molto intimidatorio per coloro che soffrono di Red Light Fever, i quali si sentono come analizzati attraverso una lente al microscopio: ogni piccola stonatura o errore verrà notato e ciò confermerà il loro timore di non essere all’altezza della situazione.

Inoltre, uno studio condotto da Lundh e colleghi (2002) mostra come elevati livelli di ansia possano contribuire a una percezione distorta della propria voce, ossia, come l’ansia giochi un ruolo importante nella percezione negativa della propria voce registrata.

Per integrare ed arricchire quanto esposto finora, abbiamo chiesto allo studio engineer e produttore americano Mark Rubel della Blackbird Academy di Nashville di parlarci della sua esperienza in studio (qui trovate l’intervista integrale).

Rubel conferma quanto sia importante far sentire a proprio agio fin da subito i clienti e, a tal proposito, ci ha confessato un trucchetto: “Accanto alla porta d’ingresso dello studio ho attaccato una cartolina divertente in cui è raffigurato un cavallo che indossa degli occhiali da sole giganti… appena prima di far entrare il cliente, la guardo. Mi mette allegria e mi fa sorridere, in questo modo la prima impressione che do è di essere di buon umore e che tutto andrà nel migliore dei modi.

Inoltre, per chi lavora in uno studio di registrazione può essere molto positivo ed efficace cercare di entrare in quello che Mark definisce come “possesso psichico” del proprio ambiente, ossia concentrarsi su di sé e sul proprio spazio, al fine di dare il proprio miglior contributo al progetto.

Infine, in questa fase iniziale di lavoro, un consiglio utile da seguire nel momento di accoglienza dei clienti, è quello di mostrarsi disponibili e collaborativi, ad esempio, aiutandoli a sistemare la propria attrezzatura in studio ed offrendo loro da bere o qualcosa da mangiare.

Durante la sessione, è molto importante prestare attenzione al linguaggio non verbale sia dello studio engineer che a quello dei clienti, per essere più ricettivi nel capire quando sarebbe meglio proporre una pausa oppure continuare con energia ciò che si sta registrando. Aspetti da non sottovalutare sono la propria gestualità e postura; è consigliabile non mostrarsi annoiati, con le braccia conserte o distratti con lo smartphone in mano oppure con lo sguardo fisso sul monitor, poiché le persone presenti in studio recepiscono tutti questi segnali corporei e possono esserne influenzate negativamente, con ampie ripercussioni sulla buona esecuzione della traccia. Sempre al fine di rassicurare i musicisti circa l’attenzione che viene loro rivolta, è utile fornire un feedback al termine della registrazione di ciascuna traccia, facendo attenzione al linguaggio utilizzato per evidenziare le parti della take che andrebbero migliorate.

Per quanto riguarda la Red Light Fever, riscontrata tra i meno esperti, ma a volte anche tra i professionisti del settore, Rubel suggerisce alcune tecniche per aiutare l’artista a rilassarsi e a divertirsi, tra cui registrare sempre (fin dall’inizio della sessione) e mostrarsi empatici e sorridenti.

Se dovesse poi verificarsi una situazione di stallo, in cui la sessione sembra essersi bloccata e di essere entrati in un “vicolo cieco”, Rubel propone alcune soluzioni: passare ad un altro brano, fare una breve pausa oppure fare esattamente l’opposto ed insistere su ciò che si sta facendo o, ancora, cercare in maniera collaborativa una soluzione al problema. 

In ogni caso, la prima regola è quella di trattare chiunque si rechi in studio per una produzione, con rispetto, sia che si tratti di un musicista alle prime armi, dell’assistente dello studio o di un artista famoso. E dare sempre il meglio di sé.

 

Bibliografia:


Lundh, L. G., Berg, B., Johansson, H., Nilsson, L. K., Sandberg, J., & Segerstedt, A. (2002). Social Anxiety in Associated with a Negatively Distorted Perception of One’s Own Voice. Cognitive Behaviour Therapy, 31(1), 25-30.



di Giulia Masetti