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safe space

Chiunque di noi operi all’interno di questo splendido e giovane progetto, ha tessuto per caso (o per destino?) un rapporto di amore con la musica.

Il topic di oggi si chiama “A safe space”, lo spazio sicuro, un’eco che accompagna Restart fin dalla sua nascita.

Quando pronuncio Safe, è come se ascoltassi il soffio di un respiro, mentre Space ha un profumo di radice, di stabilità, ma anche di grande apertura: due caratteristiche che disegnano un Rifugio dai rumori del mondo.

Come è possibile costruire una casa simile nella nostra mente?

 

Un giorno come tanti, quando venivamo abbandonati da qualcuno o da un nostro sogno, quando non abbiamo avuto scelta e potevamo solo trasformare il nostro dolore, dopo averlo attraversato intero e profondamente.

Quando ci siamo sentiti guardati da occhi simili ai nostri, quando abbiamo imparato a concettualizzare, a pensare l’amore piuttosto che lasciarcene travolgere.

Quando abbiamo agito allo stesso modo anche con noi stessi, relegandoci ad un’idea della persona che siamo, smarrendo ciò che stavamo sentendo per riuscire a dargli un nome, una definizione, scollegandoci dal nostro cuore.  Magari stavamo gettando tutta la nostra infanzia in uno zaino chiedendo asilo in case e braccia passeggere, nell’attesa di qualcosa o di un mondo in cui poter restare per quello che siamo, senza sforzo.

In tutti questi trattini dei nostri percorsi, sono arrivate canzoni che, per la maggior parte, potrebbero aver accresciuto le sensazioni che vivevamo. Ma non sto parlando di queste. Mi riferisco invece alla musica che arrivava da noi per rendere tutto alla giusta misura, o meglio, alla nostra, tanto da poterlo attraversare.

Così sono cresciute foreste nei sottopassaggi di stazioni sole, sono sorte dimore nuove e magiche grazie a pochi accordi di chitarre suonate da chi dava voce alle nostre contraddizioni, senza conoscerci.

Si dice che l’umanità abbia i cuori allacciati da fili invisibili, che attraverso piccoli segnali sia possibile ritrovare le proprie tracce, e la musica non fa altro che riconsegnarci a noi stessi.

 

Ci raggiunge senza chiederlo mentre siamo intenti nelle faccende di sempre, nella corsa contro il tempo, nel vuoto o nel pieno di un’emozione attesa, vissuta, dirompente, tenue.

In quei momenti stavamo scoprendo di provare dei sentimenti per qualcuno, ci separavamo da qualcosa che non funzionava. Percorrevamo le curve del paradiso condiviso con una persona, oppure eravamo nel nostro inferno.  Partivamo con il peso di una versione ormai obsoleta di noi stessi, decidevamo al contrario di restare in luoghi conosciuti per la paura di scoprire quanto possiamo essere sempre nuovi, lontani dalle credenze ricamate per una vita.

Negli alti e bassi, abbiamo scelto una colonna sonora per cullare gli addi, le piccole conquiste, i fallimenti, le ferite inscritte sulla pelle, e piano, lentamente, le canzoni ci hanno avvicinato a noi, per comunicarci “questo sei tu, se ti emozioni su questo pezzo, sei questi boschi, sei queste tenebre”.

Credo si tratti di una malinconia dolce che costruisce, che origina onestà di sentimenti, che perdona, abbraccia ciò che è stato, ed è con questa compagnia che possiamo restare accanto ad i nostri punti ciechi senza scappare, senza distrazione.

Vorrei lasciare un “diario” di Restart aperto, aggiungere un pezzetto alla volta di questo tema che mi sta molto a cuore, ma prima ho qualche suggerimento per te che stai leggendo, affinché tu possa iniziare a fare spazio dentro, accogliendo questo luogo sicuro, in cui a tua volta verrai accolto ogni volta che lo vorrai.

♪  Asseconda la sensazione di richiamo quando incontri sonorità familiari attraverso cui riesci a sentirti.

♪  Ascolta la calma che fiorisce dalle immagini buone che si creano nella tua mente.

♪  Intercetta quella parte di te che si fonde nella bellezza di un pezzo, quando ti accorgi di quanto sia speciale; poi applica un piccolo spostamento mentale ricordandoti che stai apprezzando qualcosa che ritieni emozionante e bello, come te che lo stai riconoscendo, non potrai essere tanto diverso da ciò che sei in grado di distinguere e percepire. In quel momento ricorda cosa ti riconnette a te stesso/a, cosa ti piace.

♪  Scrivi nella mente queste memorie, stampa le tue foto, conserva i ricordi, non cadere nel fascino dell’oblio e lascia nelle mani della musica la tua storia.



di Arianna Papale